Le mele di Esopo.

Le favole di Esopo avevano sempre lo scopo di invitare a fare o non fare certe cose secondo regole che si potevano desumere da loro racconto.
La favola della volpe e dell'uva ne è un esempio. In essa si narra che una volpe affamata cercando cibo in giro vide grappoli d'uva pendenti da una vite e iniziò a spiccare salti con tutte le sue forze per acchiapparne almeno uno e mangiarselo. Inutilmente. Dopo qualche altro tentativo fallito se ne andò dicendo tra sè e sè che forse era meglio così visto che quei frutti probabilmente erano ancora acerbi. Qualcosa di simile si può dire, in questi ultime tempi delle novità presentate da Apple in questi mesi e fra di esse l'iPhone X, una via di mezzo tra un dispositivo dimostrativo, l'inizio dell'uso di tecnologie mai usate prima e un po' di marketing. Apple, inoltre, è la traduzione inglese delle mele nostrane e quindi parlare delle mele di Esopo e di quanto le volpi della rete sparlino dei suoi difetti di quell'iPhone solo perchè non possono averlo è stato tutt'uno.
Mi sono tornati in mente quelle favole quando ho mi sono reso conto dei termini con cui si parlava, oramai da giorni, forse settimane degli iPhone X, dei Pixel 2 e di poco altro, giusto per non fare scappare i lettori o farli addormentare per la noia di leggere sempre le stesse cose sugli stessi argomenti in buona parte della rete che per qualche loro ragione visitavano.
Mentre scrivo queste righe sono apparse le prime critiche sul Face Id, fatte, probabilmente, allo scopo di frenare le vendite dell'iPhone X, sfogare la propria fustrazione e lo stress di non possederlo, nascondendo, al contempo, il disastro, con risvolti parecchio comici sotto certi punti di vista, dei Pixel 2. Fondamentalmente, per chi si fosse perso qualche puntata, Google li aveva voluti per motivi di immagine e di marketing, convinta che quei suoi dispositivi avrebbero potuto rivaleggiare con quelli di Apple. Qualcosa deve essere andato storto perchè molti modelli si sono rivelati talmente difettosi da fare quello che volevano loro. Quando erano in grado di farlo perchè in alcuni casi non erano nemmeno in grado di andare molto più in là della loro accensione.
Inoltre, semplificando la questione, il processore principale dei Pixel è collegato, similmente a quello degli iPhone X, l'A11 bionic, ad una unità destinata al riconoscimento del volto del suo utente. Qualcuno ha però scoperto, con grande imbarazzo di Google, che al momento è lì a fare figura, quando ci riesce, per via della mancanza del codice di attivazione.
Personalmente, sono dell'idea che quell'unità sarebbe stata silente ancora per chi sa quanto se qualcuno non avesse costretto Google a promettere, per evitare ulteriori screditamenti, l'attivazione, l'attivazione in uno prossimi aggiornamenti del software. Presto sapremo.
Dall'altra parte, dopo le vicende dei cultori Apple in attesa del loro iPhone X oramai entrate nel mito e nella leggenda, non molto gradite dalla concorrenza e dai suoi tifosi, c'è stato il bilancio consuntivo dell'ultimo trimestre i cui risultati sono stati molto migliori di quanto parecchia concorrenza, molti blogger e parecchi frequentatori della rete avevano auspicato.

Per il momento ci fermiamo qui.

N.B: L'immagine d'inizio è una copia dell'originale trovato nella galassia dei server di quora.com. Rappresenta la favola di Esopo la volpe e l'uva che mi ha dato l'idea per questo articolo.

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