Sul lato sbagliato della mela....

Ritrovarsi sul lato sbagliato delle mele, quello morso, può portare a brutte figure, talvolta. Soprattutto se poi si fanno le stesse cose che fino a poco prima si criticava. Dopo aver fatto il possibile per screditare il Face ID, il nuovo sistema di identificazione di Apple, la concorrenza ha scoperto che se non faceva qualcosa di simile, si teneva i suoi dispositivi nei magazzini e si è precipitata a studiare qualcosa che facesse rilevamenti tridimensionali. Ma, a quanto sembra, non si saprà nulla prima del prossimo anno. Nella migliore delle ipotesi.
Apple non gradisce molto che terzi riparino i suoi dispositivi e l'ha fatto sapere svariate volte.
Molti produttori di dispositivi digitali sono della sua idea e hanno posto dei limiti o dei divieti nella loro riparabilità simili ai quelli di Apple o più restrittivi ancora.
Qualcuno non  ha gradito e ha protestato contro di essa e la mancata autorizzazione alle assistenze terze per le riparazioni dei dispositivi guasti. La protesta, curiosamente, si è dimenticata di raccontare anche che la riparabilità è una conseguenza della proprietà del dispositivo e non della sua licenza d'uso che è l'unica autorizzazione concessa, in molti casi, all'utenza dei prodotti digitali. Chi l'ha riportata ha voluto sottintendere, immagino, che valga anche per Apple. Nessuno, nemmeno chi ha commentato l'articolo è andato a verificare chi fosse l'autore di questa protesta. Cercando qua e là in rete si scopre che è legato ad aziende che vendono servizi di assistenza e ha tutto l'interesse che la licenza venga concessa per poterci guadagnare, a spese di clienti, facendo loro credere di tutto, probabilmente.
Uno dei fornitori cinesi ha fatto lavorare degli studenti oltre l'orario per recuperare il ritardo di  produzione degli iPhone X e dall'altra parte di quel collegamento c'è la copia in lingua inglese di tale notizia, con tutti i ragguagli e i commenti del caso. In Italia quella notizia è stata subito copiata e distorta senza troppi problemi etici facendone venire fuori svariati articoli contro Apple e il suo CEO, Tim Cook reo di sfruttamento dei lavoratori cinesi per il suo tornaconto e quello di Apple. Se, però si leggeva tra le loro  righe o il testo inglese di cui s'è detto, si scopriva come stavano realmente le cose. Uno di essi è stato platealmente messo in rete con l'unico obiettivo di  riempire le casse del sito e del blog che l'ha fatto. Del resto è noto che qua In Italia, qualunque blog o sito legato all'informatica se vuole risolvere i suoi problemi di cassa si inventa uno o più articoli in cui dinsinforma il pubblico criticando l'opera di Apple e dei suoi dirigenti perchè arrivino visitatori e commenti con appresso i finanziamenti pubblicitari desiderati e la risoluzione dei loro problemi di introiti.
Se poi le notizie riportate sono falsate o distorte, nel contesto dell'argomento trattato dall'articolo, poco importa. L'unica cosa che conta e che le casse sono di nuovo piene, i finanziamenti ci sono e il bilancio è di nuovo salvo; basta dare un'occhiata alle condivisioni e alla quantità dei commenti presenti in calce a quell'articolo per rendersi conto che questo trucchetto funziona sempre.Il blog o il sito ha le casse piene, i commentatori e,talvolta l'articolista ha sfogato le loro frustrazione. Tutti contenti. Almeno fino a quando non arriva qualcuno che prova a spiegare come stanno realmente le cose scatendando, in molti di loro una reazione aggresiva che sconfina, talvolta nella violenza verbale. Dopo tutto, vedere crollare i propri miti e le leggende a cui si è sempre creduto come verità di fede non è mai una bella cosa e certe reazioni sono comprensibili anche se non giustificabili. Non sembra, comunque, che a questi commentatori interessino queste cose. Finchè non ne rimangono pizzicati. Ma questa è un'altra storia...

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