FBI: spesi a vuoto 1,3 milioni di dollari per far sbloccare l'iPhone di San Bernardino

Quando si dice il KARMA, alle volte... Questo è proprio un classico caso di "ritorno" del karma: l'FBI ha insistito tanto arrivando addirittura a minacciare la Apple e il suo CEO, per far scavalcare le regole della tutela della privaci e oltrepassare determinate barriere di sicurezza per controllare "fantomatici" dati all'interno di un iPhone reperito dopo la tragica sparatoria a San Bernardino, dati che, appartenenti ad uno dei terroristi, avrebbero potuto dare nuovi indizi su altre possibili "cospirazioni". Ma Tim Cook ha detto un chiaro, fermo e deciso NO. Ha messo avanti la tutela della privacy che la Apple è tenuta a garantire sempre e comunque, per rispetto verso i propri utenti. L'FBI ha provato anche con le maniere forti, portando la Apple in tribunale, ma improvvisamente ha interrotto le proprie richieste, dicendo (anche con una piccola sfumatura di compiacimento), di aver trovato una soluzione per ottenere quanto richiesto senza l'Aiuto di Apple. Così è stato, l'FBI si è rivolta ai servizi di un hacker, che ha dato modo di ottenere tutti i dati possibili dal dispositivo del terrorista, grazie al "modestissimo" compenso di 1,3 milioni di dollari. Ebbene, nonostante queste manovre assurde, nono sono stati trovati elementi che aiutassero le indagini in questo dispositivo!
Chissà Tim Cook come avrà gongolato nell'apprenderlo... Una conferma in più di aver fatto la scelta giusta non muovendosi dalla propria posizione di rifiuto, per non intaccare l'importanza della privacy per ogni singolo individuo e per non creare  un precedente.
Senza parlare poi dell'enorme spreco di denaro, investito in una causa totalmente inutile.
Insomma, sembra quasi una barzelletta, ma al posto di Tim Cook voi che avreste fatto?

Fonti tratte da Repubblica


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