Umberto Eco e il suo elogio del Mac, per cui percepiva un sentimento religioso

Pochi giorni fa è scomparso uno dei più celebri e apprezzati autori della letteratura italiana (di sempre), Umberto Eco.
Di lui in questo periodo è stato detto tanto, ma come è giusto che sia ci si è concentrati sulle sue opere più importanti e sulle principali tappe della sua vita, e non su piccole curiosità. Ma c'è una piccola curiosità che lo fa avvicinare particolarmente a tutti voi, appassionati utenti Apple, e magari anche affezionati lettori di questo blog (altrimenti perché state leggendo questo articolo??).
In tempi non sospetti, nel 1994, quando ancora la Apple non era proprio all'apice del suo successo, Umberto Eco scrisse una sorta di saggio a proposito del Mac, dei suoi utenti, e del confronto con gli utenti Windows.
In modo ironico ma quanto mai brillante e lungimirante, Eco confronta in questo articolo gli utenti Macintosh a persone caratterizzate da un credo religioso molto forte, come i cattolici, metre gli utenti "MS-DOS" (windows) sono più vicini all'idea del "protestante".
L'ambiente Mac è paragonato quasi al regno dei cieli, alla salvezza finale per tutti coloro che hanno totale fiducia nella macchina e nel sistema operativo Apple.
L'ambiente windows è paragonato ad un regno di tormento, in cui l'individuo è solo con i propri dubbi e le proprie incertezze, dove deve pagare a caro prezzo la libertà di interpretazione dei comandi, cercata con la scelta di questo tipo di sistema.
L'Articolo è intitolato "La Guerra Santa: Mac Contro PC" e qui a seguire riportiamo un brano tratto dalla sua versione in italiano, poi tradotta in tante altre lingue:

Non si è mai riflettuto abbastanza sulla nuova lotta di religione che sta sotterraneamente modificando il mondo contemporaneo. Il fatto è che ormai il mondo si divide tra utenti del computer Macintosh e utenti dei computer compatibili col sistema operativo Ms-Dos. È mia profonda persuasione che il Macintosh sia cattolico e il Dos protestante. Anzi, il Macintosh è cattolico controriformista, e risente della “ratio studiorum” dei gesuiti. È festoso, amichevole, conciliante, dice al fedele come deve procedere passo per passo per raggiungere – se non il regno dei cieli – il momento della stampa finale del documento. È catechistico, l’essenza della rivelazione è risolta in formule compensibili e in icone sontuose. Tutti hanno diritto alla salvezza. Il Dos è protestante, addirittura calvinista. Prevede una libera interpretazione delle scritture, chiede decisioni personali e sofferte, impone una ermeneutica sottile, dà per scontato che la salvezza non è alla portata di tutti. Per far funzionare il sistema si richiedono atti personali di interpretazione del programma: lontano dalla comunità barocca dei festanti, l’utente è chiuso nella solitudine del proprio rovello interiore. Si si obbietterà che, col passaggio a Windows (n.d.IppatsuMan: 3.1), l’universo Dos si è avvicinato alla tolleranza controriformistica del Macintosh. È vero: Windows rappresenta uno scisma di tipo anglicano, grandi cerimoni nella cattedrale, ma possibilità di subitanei ritorni al Dos per modificare un sacco di cose in base a bizzarre decisioni: in fin dei conti si può conferire il sacerdozio anche alle donne e ai gay. Naturalmente cattolicesimo e protestantesimo dei due sistemi non hanno nulla a che fare con le posizioni culturali e religiose degli utenti. Ho scoperto un giorno che il severo e tormentato Fortini usa il Macintosh, cose da non credere. Però c’è da chiedersi se alla lontana, con il tempo e con le nespole, l’uso di un sistema piuttosto che l’altro non porti anche a profonde modificazioni interiori. Davvero si può usare il Dos e tifare per la Vandea? E inoltre: Céline avrebbe scritto con Word, Word Perfect o Wordstar? Cartesio avrebbe programmato in Pascal? È il linguaggio macchina, che decide al di sotto del destino di entrambi i sistemi o ambienti che dir si voglia? Eh, quello è veterotestamentario, talmudico e cabalistico. Ahi, sempre la lobby ebraica…

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