Un camaleonte e il suo specchio...


Il camaleonte e lo specchio sono una metafora, un altro modo di descrivere la lotta per la sopravvivenza in rete. Quanto leggerete è la ripresa di un articolo scritto qualche tempo fa in cui parlavo di cose simili viste allora con gli occhi del biologo evoluzionista e ora, con qualche piccolo adattamento, alla vita nel web e a quanto succede in rete quando si incontrano le sue pagine, i suoi utenti e i suoi inserzionisti.
Nel seguito ci occuperemo prima di alcuni aspetti scientifici e storici di questa competizione, o gioco, direbbe qualcuno, per poi passare a spiegarne i suoi legami conil web e il mondo che ci circonda.
Tutto cominciò quando una quarantina d’anni fa Stewart Brand pose a Gregory Bateson il quesito
Di che colore è il camaleonte allo specchio?
Gregory Bateson era uno dei padri fondatori del movimento cibernetico che fece faville studiando i sistemi comunicanti e autoregolanti. Dopo una decina di anni si spense vittima delle troppe specializzazioni.
Il quesito del camaleonte e dello specchio si basava sulla reazione del camaleonte agli stimoli ricevuti dallo specchio. Era un enigma per tutti, per chi lo poneva e per chi doveva risolverlo; la molteplicità delle risposte date dagli interlocutori fece assumere a quel quesito una valenza inaspettata e taluni dei suoi aspetti vennero usati come base per varie teorie comportamentali che sarebbero seguite di lì a poco diventando popolari qualche lustro dopo quando ci si accorse che erano un elemento importante per la cibernetica e le scienze di cui influenzò il futuro e le linee di ricerca.
Era la dimostrazione del legame tra teoria dei giochi e coevoluzione. In seguito, prese il nome, non molto fantasioso, di teoria dei giochi evolutiva o coevolutiva; nel primo caso era l'equilibrio ad essere importante, nel secondo cosa succedeva tra i due competitori. Quando il gioco si stabilizzava sull'equilibrio delle parti, era la teoria della regina rossa a prevalere, in qualunque altro momento era la corsa agli armamenti evolutiva a farlo. Nel primo caso, lo scopo dei contendenti era quello di controbilanciarsi a vicenda in modo da non soccombere e impedire agli avversari di sopravvanzarli nell'evoluzione e nel gioco, letale per chi perdeva, della vita. Una volta raggiunto l'equilibrio non succedeva più nulla di particolare e il gioco non si allontanava mai troppo da esso. Nel secondo caso, invece, non era l'equilibrio in sè, ad essere importante ma tutto il resto e tutti i giocatori sapevano di essere costretti a riamarsi, a modificare le armi a disposizione o entrambe le cose per poter sopravvivere e arrivare vivi al giro successivo di quella competizione senza fine da cui non potevano estraniarsi senza soccombere scomparendo dal terreno di gioco.
A mio parere, però, L'eredità più preziosa e importante lasciata dal movimento cibernetico è stata, l'ipotesi Gaia con sue implicazioni ecologiche e poi quelle legate alla vita e alle sue interazioni.
Ora c'era un avversario in più da tenere a bada: l'ambiente biologico e, molto più tardi, la vita e il mercato fuori e detro il web con i loro tempi di reazione erano più lunghi e le loro potenzialità letali. Nei giochi per la sopravvivenza e la riproduzione (delle specie, dei giocatori, delle strategie pubblicitarie o di altro genere.....Non ha molta importanza) ora bisognava tenere conto anche di esso, delle sue reazioni, dei tempi che impiegava per esplicitarle e di come si liberava degli altri giocatori, che considerava dei parassiti pericolosi per la sua sopravvivenza. Da essa derivarono, almeno in parte, altre teorie, matematiche, sociali ed economiche su cui si basa tutt'ora la vita della rete.
Ne parleremo lungo il resto della serie di questi articoli.....

Alla prossima chiaccherata...

N.B: L'immagine di testa è presa dal mio archivio e può essere interpretata in molteplici modi, in questo caso, è interpretabile come una metafora dei rapporti tra la rete e i suoi frequentatori. Naturalmente ci sono svariate copie in rete e quella è una di loro.

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